giovedì 20 luglio 2017

SPIDER-MAN: HOMECOMING - LA RECENSIONE SENZA SPOILER


Le #Pillole iniziano qui ed oggi!
Vediamo, con cosa possiamo iniziare per partire col botto? Rece di SPIDER-MAN: HOMECOMING?
Ma si dai...





L’Homecoming nel gergo USA è il ballo di fine anno, la serata in cui il tizio anonimo della scuola si veste tiratissimo, si trova una compagna per il ballo e, se ce n’è, porta la palla in meta per la prima volta.
Il titolo del nuovo Spiderman targato Marvel/Sony ti spiattella in faccia subito tutto quello che è, tutto quello a cui punta: celebrare il ritorno all’ovile del personaggio più iconico della Casa delle Idee, inserendolo finalmente nel suo habitat d’appartenenza, e rimarcare che il suo SPIDERMAN HOMECOMING è effettivamente un film di formazione, incentrato sulla cresciata e maturazione di quello che, ancora giovanissimo, è già un simbolo, il supereroe in divenire.
Tom Holland, già apprezzato in Captain America Civil War, torna ad interpretare Peter Parker e il suo amichevole arrampicamuri del Queens nel suo primo film da protagonista e lo fa da star già affermata.
D’altronde il giro d’informazioni, foto ufficiali e non, backstage, anticipazioni, trame (che ormai ha ampiamente sfondato il tetto del ridicolo) ci ha preparato a dovere a quello che avremmo visto in sala, e se già le premesse erano già belle alte, il risultato è ampiamente sopra le aspettative.




SPIDER-MAN: HOMECOMING è un altro tassello del grande Marvel Cinematic Universe, ok, ma prima di ogni cosa è una pellicola divertente, un film giovane rivolto principalmente ad un pubblico giovane, che mantiene un tono scanzonato dall’inizio alla fine, di pari passo con la parabola che sotto i nostri occhi disegna la maturazione del giovanissimo Peter.
Quello di Holland è un Peter Parker decisamente sveglio e meno sfigato di chi l’ha preceduto (il tontissimo Maguire e il nervoso Garfield), e il suo alterego rossoblu è un giovane iperattivo vigilante che cerca di mettersi in mostra in tutti i modi agli occhi di quegli Avengers che già ha aiutato (e combattuto) in precedenza, raccattando spesso notevoli figure di tolla.
Il ragazzo è intelligente, si applica, ma mira palesemente troppo in alto per il momento.
Il film di Jon Watts rimarca molto bene la questione, a partire dal costume fantascientifico avuto in dono da Tony Stark (poi ci arriviamo) che non è in grado di controllare al non riuscire a focalizzare il proprio ruolo, dal non comprendere ancora a fondo le proprie capacità alla consapevolezza di dover sfruttare il proprio talento per il bene altrui, talento da affinare a dovere per poter affrontare un nemico ben al di là della sua portata.
E qui veniamo al meglio: Adrian Toomes, contraltare perfetto del giovane Peter di belle speranze, è uno dei villain più umani e riusciti di tutto il MCU.




L’Avvoltoio di Keaton è un personaggio ambiguo, lontano dal solito antagonista bidimensionale, è un uomo qualunque che s’è fatto supercriminale per disperazione, profondamente risoluto e con un suo perverso senso dell’onore.
Michael Keaton è stata una scelta azzeccatissima, ma si sa che quando gli metti addosso un costume da uccello quello ti tira fuori LA performance, dice che si trova a suo agio, sarà.
Villain e protagonista azzeccati, e il resto? Il resto segue a ruota, spiccano la spalla comica Ned e la love interest Liz, un improponibile Flash Thompson (bullo 2.0, non per sport ma per soldi), la simpatica Michelle e la cinquantenne Zia May di Marisa Tomei fanno più che altro da sfondo, e fortunatamente il Tony Stark di Robert Downey Jr. è usato con moderazione: dai trailer si temeva una sovraesposizione del personaggio, ma Watts ne centellina l’ingombrante presenza nei momenti giusti e senza strafare, elevando il personaggio a mentore assenteista per il giovane Spidey, nonché surrogata figura di riferimento paterna dato che qui, incredibilmente, lo Zio Ben che schiatta e molla sulle spalle di Peter predicozzo, responsabilità e senso di colpa a vita non c’è.




Niente origini (almeno stavolta): il morso del ragno è giusto accennato, la questione della responsabilità=motivazione è affrontata diversamente ma l’essenza del personaggio risulta intatta e, anzi, decisamente svecchiata e adattata al cambio di visuale dei ragazzi d’oggi.
Divertito e divertente l’ormai doveroso giochetto metareferenziale cinematografico/fumettistico che fa ovviamente il suo, tra rimandi a (magari futuri) villain di serie B, situazioni riprese da serie come Amazing o Ultimate, citazioni più o meno esplicite di un universo condiviso dove, a forza di colpi di retcon, questo SPIDER-MAN: HOMECOMING trova una sua collocazione e una sua identità ben precise.
Tutto oro quello che luccica, quindi? Non proprio: la prima metà del film non scorre come dovrebbe, le lungaggini di troppo sono parecchie, il Queens non è Manhattan (chi ha visto sa), le scazzottate sono un po’ mosce e la nuova armatura di Stark è di una bruttezza rara, appena sotto quella Panna&Fragola di Iron Man 3.




Ma nel quadro generale il film ne esce comunque bene, forte di un villain e un protagonista perfetti, ci si affeziona facilmente a questo giovane scavezzacollo col costume tecnologico e la figura da fesso sempre dietro l’angolo, al suo mondo diviso tra doveri e altri doveri, alla combriccola di amici/rivali che gli ruota attorno e a quel suo desiderio di fare la propria parte in un mondo di Dei e superumani.
Non siamo certo davanti al miglior film sul personaggio (che ad oggi rimane lo Spider-Man 2 di Raimi, nonostante vantasse il protagonista più sbagliato della storia), ma questo giovane Ragno ne ha ancora parecchia di strada (spianata) davanti a sé, e sarà bello vederlo crescere passo dopo passo, sapendo quale grandezza lo attende.
Bentornato Peter, bentornato a casa Marvel.

VOTO, SE PROPRIO DOBBIAMO FARE NUMERO: 7 ½



PS: Quella cosa dell'ultima scena post credit...non osate rifarlo mai più

6 commenti:

  1. Ancora non lo vedo: contento per il ritorno a casa di Spidey, contento per il tono scanzonato e giovanile (come dovrebbe essere, e infatti io ho apprezzato la serie a fumetti Spidey, ora chiusa).
    Meno contento per i cambiamenti inutili nei personaggi... Flash indiano e via dicendo. Ma perché queste stronzate?

    Moz-

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    1. Moz tu ragioni da fan dei fumetti.
      Io per primo ho sempre fatto fatica ad accettare cambiamenti drastici su personaggi che hanno rappresentato comprimari o addirittura protagonisti di storie con cui sono cresciuto, ma bisogna sempre essere coscienti del fatto che sono due universi completamente differenti, come tipo di approccio, di evoluzione, temporalmente e metodologicamente parlando.
      Se ci fai caso nessun personaggio è stato riproposto pedissequamente alla carta alla pellicola, nessuno (no, neanche Iron Man).

      Poi certo, quando è saltato fuori "quel" Flash (che a questo punto dubito possa fare di cognome Thompson) anch'io sono rimasto spiazzato, ma preferisco di gran lunga un comprimario inutile con etnia diversa piuttosto che un Batman che ammazza la gente.
      Per dire.

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  2. Davvero un'ottimo nuovo inizio e oso dire che tra tutte le incarnazioni cinematografiche di Spider-Man questa è quella che mi è piaciuta di più, almeno per quanto riguarda la psicologia del personaggio, ché effettivamente a livello regia è sostanzialmente identico agli altri prodotti del MCU e Raimi, perlomeno nei primi due film, era due spanne sopra.
    Perfetto (ma non avevo dubbi) Michael Keaton, finalmente un villain degno di questo nome!

    Riguardo al Flash indiano a me l'idea è piaciuta: non ha senso ai nostri giorni realizzare un jock biondastro che prende in giro Parker perché secchione, nel 2017 persino i nerd hanno amici e sono integrati!

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    1. Dici che l'idea del "biondino fighetto ricco" facesse troppo old school? Può essere, ripeto sono rimasto un attimo di sasso, ma alla fine il personaggio fa quello che deve fare: lo stronzo, e ci riesce benissimo anche senza mettergli le mani addosso o chiuderlo nell'armadietto come il "vecchio" Flash.

      Raimi, registicamente parlando, non poteva che essere due spanne sopra, ma in ogni caso eh?
      Non dimentichiamoci che le meravigliose inquadrature "in dondolamento" viste in Spider-Man 2 le ha realizzate ideando una nuova tecnologia apposita, senza contare il suo personalissimo tocco (tutt la sequenza dell'operazione di Doc Ock su tutte).
      Protagonista sbagliato, ma che film...^^

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    2. La scena della Metro, storia del cinema!!!

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  3. I personaggi cambiati a me non hanno disturbato più di tanto, però ora vorrei rivedere anche un Green Goblin degno di questo nome (non il bimbominkia di Amazing Spider-Man, uno ai livelli di Dafoe!), magari come si vocifera è lui che ha comprato la torre degli Avengers, sarebbe fico!

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